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La Chef Eleonora Andriolo a Durello&Friends

/ 27 ottobre 2018

La Chef Eleonora Andriolo ha accolto con entusiasmo la proposta del Consorzio tutela Vino Lessi Durello, di partecipare a “Durello & Friends", l’evento dedicato alle bollicine di Verona e Vicenza, giunto quest’anno alla sua sedicesima edizione che sarà ospitato a Villa Bonin (Vicenza) sabato 27 e domenica 28 ottobre 2018.

La Chef  oggi, sabato 27 ottobre, dalle 16.00 alle 20.00, interpreterà il Lessini Durello in una ricetta ideata appositamente per l’occasione e la proporrà in degustazione al pubblico in sala: “L’anima del Durello: animelle di vitello padellate al tartufo nero di Gambugliano, con gelatina di passito Durello”.

«Il Durello è uno spumante giovane e alternativo, stuzzicante e dinamico, mai scontato – afferma la Chef –, con un carattere vulcanico che lo rende unico: io mi sento proprio così».

Il ristorante Acchiappagusto Emozioni dei sapori è da poco entrato nella Guida dei Ristoranti de L’Espresso 2019 e nella Guida Venezie A Tavola 2019. Nel 2018 la Chef ha partecipato al contest il Risotto del Giornalista  organizzato dalla Fiera del Riso di Isola della Scala (Verona), alla XIV edizione di Caseus Veneti, il Concorso regionale Formaggi del Veneto a Villa Contarini (Piazzola sul Brenta - Padova) interpretando il Formaggio DOP Asiago. La Chef  ha molte novità in arrivo che non vuole ancora svelare.

Il fulcro del suo lavoro rimane comunque il ristorante, avviato assieme al padre Flavio quattro anni fa e, da quest’anno, guidato in maniera indipendente da Eleonora assieme a una squadra in continua evoluzione

Trenta posti a sedere e una bellissima terrazza panoramica che si affaccia sui Colli Berici. «Non serviamo più di trenta persone a servizio», spiega Eleonora che controlla ogni piatto prima del servizio. Volenterosa, caparbia, instancabile, ma sempre con il sorriso sulle labbra, Eleonora esprime pienamente se stessa nella cucina che è istinto, curiosità, ricerca e studio. La passione per la cucina è nata molti anni fa nella cucina di nonna Elvi, dove Eleonora, allora bambina, trascorreva lunghi pomeriggi mentre mamma e papà erano al lavoro. «Amavo lavorare la materia prima, assemblare gli ingredienti per poi vedere il prodotto finito. Ricordo la felicità che sentivo crescere dentro nel vedere i miei genitori mentre assaggiavano un dolce fatto con le mie mani». Ed è proprio la nonna materna, la critica più temuta: «Chiamo sempre nonna Elvi quando preparo un nuovo menu. Lei assaggia silenziosa, poi a fine pasto mi fa chiamare, mi fa sedere accanto a lei e mi recensisce ogni piatto. Ciò che amo di più è la frase finale che pronuncia sempre, inesorabilmente. Mi dice di non scrivere su carta, “Eleonora, appunta tutto a mente e nel cuore”. Come dire: “Mettici più testa e passione” ed è ciò che cerco di fare ogni giorno da quando ho iniziato a lavorare nel ristorante di papà».