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/ 22 gen 2014

Beautiful People

Irene, mamma e scrittrice molto rock

Irene Vella_Evento

di Micaela Scapin

 

Il nostro primo appuntamento è stato al buio.  Ci siamo incontrate nel suo headquarter: Caffé Commercio di Dolo. Io non l’avevo mai vista prima. Irene Vella si è materializzata seduta su un divanetto, davanti al suo cappuccino, ovviamente impegnata in una telefonata. Impossibile non riconoscerla, per via dei suoi lunghi capelli rossi, del suo timbro di voce e dell’inconfondibile accento toscano mentre parlava al suo inseparabile cellulare. Quando pensi ad Irene non puoi non sorridere. Lei è una carica, diciamo una vera e propria bomba, di energia e di vitalità. Scrittrice, giornalista, conduttrice televisiva, blogger e mamma di due bellissimi ragazzi dei quali racconta le varie vicende attraverso i social, Irene ha scritto cinque libri, l’ultimo dei quali “Credevo fosse un’amica e invece era una stronza”, (edito da Laurana) con prefazioni di Cristina Parodi e Ivan Zazzaroni, l’ha elevata ad essere scrittrice ironica. Irene si riconosce dallo stile della scrittura: utilizza uno slang molto in voga tra le teenager, caratteristico ed inconfondibile. Lei si definisce altruista, solare, buona. I suoi due difetti? “Sono vendicativa ed egocentrica; ma lo sono in forma buona, cioè mi piace molto prendermi in giro e far sorridere le persone raccontando le cose comiche che mi capitano nell'arco della giornata”. I socializer hanno imparato a conoscerla come una mamma rock, proprio attraverso le sue vicende personali, che spesso trascrive anche nei suoi libri, e i racconti sullo gnomo (suo figlio), che pur quanto surreali e stravaganti possano sembrare, sono proprio reali. E giusto perché Irene Vella è proprio una fucina d’idee il 5 febbraio presenta al Just Cavalli di Milano un nuovo progetto. Stay Tuned!

 

Ti senti più giornalista, blogger o scrittrice?
Posso rispondere comica? A parte gli scherzi dipende dalla giornata, però penso che su tutti prevalga giornalista. Se nasci come tale in un quotidiano di provincia, ti rimane sempre dentro la ricerca della notizia e la voglia di essere sul pezzo, infatti anche sul mio blog cerco sempre di trattare argomenti personali, ma attinenti con l'attualità.

 

Hai scritto un libro: “Credevo fosse un’amica e invece era una stronza” (edito da Laurana) sul bullismo. Com’è nato questo libro e chi sono le stronze amiche?
Il libro nasce come sfogo di una madre cui per anni delle piccole stronzamiche hanno vessato la figlia. Non potendo agire direttamente in difesa della mia Dodo, ho messo nero su bianco il calvario cui è stata sottoposta, cercando però di farlo con ironia e penna leggera, in modo tale che potesse essere letto anche da adolescenti. Poi mentre scrivevo la sua storia, mi sono tornate in mente le mie stronzamiche, e da lì è partita in automatico l'analogia, ed ho scritto le nostre storie in parallelo. Ne è uscito fuori un manuale per combattere le stronzamiche con il sorriso.

 

Sei spietata utilizzi vocaboli  diretti, eviti mezzi termini: non temi di farti dei nemici o di risultare antipatica a qualcuno?
La verità è che non riesco ad essere diversa, ci ho anche provato per un po' a non lasciarmi andare, ma è più forte di me: se c'è qualcosa che mi fa arrabbiare lo devo dire, senza se e senza ma.  E' naturale che questo mio modo di fare vada a cozzare con il carattere di molte persone. Però sono molto democratica: la mia bacheca è aperta al confronto, ma non all'insulto.

 

Nel tuo blog ci sono articoli che aiutano a riconoscere le stronze amiche, come difendersi da loro e dai loro atteggiamenti. Qual è il peggior difetto di una stronza amica e come si fa a sopravvivere?
Il peggior difetto della stronzamica è la falsità, perché tu pensavi che fosse un'amica e invece era una stronza, il peggior esemplare è la gattamorta, quella tutta sorrisini e moine davanti, e lunghi coltelli dietro. Ci si difende con l'esperienza, si diventa meno ingenue, e un po' più diffidenti, ma non per questo meno “vittime” di fregature che fanno soffrire.

 

Cosa significa per te scrivere?
E' il mio modo di comunicare con il mondo, spesso con la scrittura riesco ad articolare pensieri lunghi e profondi, che magari a voce non riuscirei a portare a termine, o perché troppo alterata, o perché troppo commossa.

 

Tu sei mamma e giornalista come fai a conciliare la tua vita lavorativa e professionale?
Potrei farti la stessa domanda… E’ difficile, molto difficile, ma non riuscirei a fare diversamente. Mi piace molto fare la mamma, e i miei bimbi e la mia famiglia vengono sempre e comunque davanti a tutto, però non riuscirei a fare solo quello, sarei una donna frustrata, forse meno impegnata, ma di sicuro anche meno allegra.
Io vivo nel caos, tra telefoni che squillano, mail che arrivano, eventi da organizzare perfettamente incastrati con lezioni di tennis della grande, di calcio dello gnomo, versioni di latino e temi di italiano; per le materie scientifiche usiamo il babbo.

 

Progetti per il futuro.
Mentre aspetto di consegnare alla mia agenzia letteraria (la Raimondi and Campbell) i due libri che ho in stesura, mi diletto con il mio sito, intervistando i miei amici, e scrivendo post nel blog. Il 5 febbraio al Just Cavalli di Milano festeggeremo la presentazione di un nuovo progetto tenuto a battesimo dal  Maialino Grugnino chef (il maialino più famoso di Zelig e Colorado, ndr): “La scuola comica di cucina. Come ti cucino una stronzamica” nato da una mia idea e da un'idea di Michela Sciurpa Khismatouline, la general manager addetta al marketing del brand. In pratica uno showcooking itinerante che mi vedrà in compagnia dei più amati cuochi amatoriali della tv: quelli di Masterchef. Partirò da Milano con la mia compaesana Daiana Cecconi con la quale ho in programma numerose serate.

 

A cosa serve questo evento?
Prima di tutto a ridere, è un vero e proprio show, fatto per intrattenere e per far stare insieme divertendosi e parlando di problematiche comuni con il sorriso. E così tra racconti e battute, si potrà anche realmente imparare a cucinare qualcosa di diverso.

 

 

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